La definizione più semplice per descrivere il concetto di matrimonio è: l’unione giuridica, sociale e/o religiosa tra un uomo e una donna. Sembra chiaro che alla base del rapporto matrimoniale ci sia la scelta di “unire”. Eppure una delle prime decisioni da prendere quando si decide di sposarsi può essere intesa a minare le fondamente di questa unione: condivisione o separazione dei beni?

Tra i matrimoni celebrati nel 2008 il 62,7% delle coppia hanno deciso di utilizzare la formula della separazione dei beni rispetto a quella tradizionale della condivisione (fonti Istat).

Con la riforma del 1975 e l’introduzione del concetto di condivisione dei beni nel rapporto familiare si pensava di tutelare la posizione più “debole” della donna all’interno del matrimonio.

Negli ultimi 35 anni, però, è cresciuta la tendenza a favorire il vecchio regime di separazione dei beni, il quale si basa sulla proprietà personale e non comune dei beni. In parole povere, se due persone si sposano tutto quello che avevano prima rimane proprietà personale come pure tutto quello che viene acquistato durante il matrimonio. Se uno dei coniugi è proprietario di un’azienda e l’azienda fallisce, i beni dell’altro coniuge non vengono intaccati.

Perché negli ultimi anni le coppie scelgono sempre di più la formula della separazione? Forse la donna ha finalmente ottenuto una posizione più paritaria rispetto all’uomo? oppure si formano molte più coppie di “imprenditori” rispetto al passato? O semplicemente la scelta viene fatta per limitare i danni di un possibile futuro divorzio?

Ogni coppia ha le sue motivazioni e tutte possono risultare più o meno valide, ma è importante che questa scelta venga ponderata parecchio prima di ufficializzarla definendo il regime patrimoniale della futura famiglia, tenendo in mente che se nessuna decisione viene presa e comunicata alle autortità ufficianti viene applicato automaticamente il regime di comunione dei beni.

Comunione dei beni

Nel regime di comunione dei beni i coniugi mettono in comune il loro patrimonio e sono proprietari di tutto in parti uguali. Fanno parte del patrimonio comune:

  • tutti i beni acquistati insieme o separatamente dopo il matrimonio, salvo quelli di “carattere personale”;
  • i risparmi che ciascun coniuge ha accantonato, anche separatamente, durante la vita matrimoniale;
  • le aziende costituitesi dopo il matrimonio e gestite da entrambi i coniugi;
  • i debiti, sia contratti congiuntamente che separatamente dai coniugi per il mantenimento della famiglia o l’educazione dei figli;
  • le ipoteche o altri oneri che gravano sui beni acquistati.

Sono esclusi dalla comunione dei beni:

  • i beni che ciascun coniuge possedeva prima del matrimonio;
  • i beni che ciascun coniuge ha ricevuto dopo il matrimonio in donazione o in eredità;
  • i beni ottenuti a titolo risarcimento danni o di pensione per invalidità;
  • i beni ad uso strettamente personale o necessari per l’esercizio di una professione;
  • i beni acquistati vendendo o dando in cambio i beni personali, purché all’atto dell’acquisto venga specificato che non devono entrare nella comunione dei beni.

In caso di vendita di immobili o altri atti di amministrazione straordinaria, occorre il consenso di entrambi i coniugi. In caso di disaccordo, sarà il giudice a decidere se l’atto voluto da uno solo dei coniugi è necessario all’interesse della famiglia o dell’azienda familiare.

Lo scioglimento della comunione dei beni si verifica in questi casi:

  • morte di uno dei coniugi;
  • annullamento del matrimonio;
  • separazione;
  • divorzio;
  • decisione di entrambi i coniugi di cambiare il regime patrimoniale;
  • fallimento di uno dei coniugi;
  • separazione giudiziale dei beni.

Separazione dei beni

I coniugi che scelgono il regime di separazione dei beni mantengono separati i loro patrimoni personali. In particolare:

  • ognuno dei due coniugi resta esclusivo proprietario dei beni acquistati durante la vita matrimoniale;
  • ognuno dei coniugi conserva la proprietà esclusiva dei beni acquistati prima del matrimonio;
  • entrambi i coniugi sono obbligati a contribuire alle spese della famiglia, proporzionalmente alle loro possibilità.

Voi cosa avete scelto? e soprattutto, avete litigato per arrivare ad una conclusione comune?




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